Discorso non retorico sulla Guerra

Discorso non retorico sulla Guerra

Sentiamo parlare di tanti motivi per cui si fa la Guerra ma mai dei veri motivi per cui non si fa la Pace. La pace è scomoda, porta silenzio, porta ascolto, porta l’uomo a domandarsi cosa ci fa adesso in una certa situazione. L’essere umano potrebbe rendersi conto che la sua situazione attuale non lo soddisfa e lo porterebbe a ribellarsi al sistema, alle civiltà e ai suoi modi di accontentarsi e accettare quello che c’è con ignobile indifferenza, a ribellarsi a se stesso
 
Poi sentiamo parlare dei motivi della guerra, una serie di idiozie senza senso che non sto qui a rivangare. In realtà la guerra è solo una prevenzione alla ribellione dell’individuo. Significa infatti incutere timore, far credere di essere inermi e in balia di terroristi o dittatori impazziti; è far credere di essere divisi sulla terra, di dovere avere un nemico da lottare fuori sé stessi, che esistono le razze e le differenze religiose od economiche. Ma io e te quanto siamo diversi in realtà? 
La guerra è il deterrente che il Re del Mondo ha sempre applicato per evitare che ognuno di noi intraprendesse una sana guerra interiore contro le proprie paure, contro le proprie ombre, contro la propria idea di dover essere qualcosa che hanno deciso altri, quelli più forti e potenti. Per questo facciamo la Guerra fuori, dilaniamo corpi, spezziamo vite, diffondiamo odio e sofferenza: uno dei tanti modi per il Re del Mondo di tenerci dei buoni schiavi obbedienti, tutti contro l’altro e mai a discutere su noi stessi.
 
Solo quando inizieremo a guardarci dentro e dare importanza ai nostri conflitti interiori e meno alla Guerre esteriori allora potremmo iniziare a parlare con più onestà anche di pace. La buona notizia è che la responsabilità è di ognuno e quanto più ciascuno di noi riuscirà a disarmarsi, lasciando andare le maschere con cui ha agito nel mondo fino ad oggi (paura, vanità, vittimismo, falsità…), tanto più scoprirà cos’è la pace.
GRAZIE 2015

GRAZIE 2015

In questo giorno in cui si sta per concludere l’anno 2015 rifletto, a mente calma, su cosa esso mi ha lasciato e quale sia stato il suo insegnamento più bello.

Un anno in cui ho imparato a conoscermi, sicuramente molto meglio rispetto tutti i precedenti 27 anni. Ho sentito chiaramente di non sapere chi sono davvero, e questo mi ha dato una spinta enorme per intraprendere con più vigore la ricerca di chi sono.

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Distinguere Amore e attaccamento

Distinguere Amore e attaccamento

Il sentimento più bello, il mistero che citando Dante fa mover il sole e l’altre stelle, cantato da tutti i più grandi musicisti e ritrovato nei versi struggenti dei poeti. L’amore che tanto ricerchiamo e vogliamo per noi… sì appunto, vogliamo.

Ecco, cos’è l’amore quando diventa un attaccamento? Meglio sarebbe domandarsi cosa si muove in noi quando lo ricerchiamo. Siamo davvero noi oppure delle piccole nostre parti che agiscono, ognuna con il proprio esclusivo bisogno di colmare un vuoto? Se l’amore diventa un bisogno non è più Amore: potrà chiamarsi bisogno di sicurezza, approvazione, riconoscimento o di controllo, bisogno perfino di “calore” fisico (che di solito cela il timore della morte).

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Il vecchio e il passante

Il vecchio e il passante

-Non so se ultimamente ti sei preso qualche minuto, per osservare quello che è diventato il Mondo.- disse il barbone a un passante che gentilmente si era fermato per lasciargli qualche moneta.-

E’ tutto apparenza – continuò il vecchio– l’immagine portata all’estremo, il sorriso finto, le camicie ben stirate, una stretta di mano fatta per ingannare, non per conoscere. Ormai le persone fanno di tutto per dimenticare, e ci stanno riuscendo bene. Vedo i loro volti passare, a testa bassa, eppure anche se io sono chino a terra, non si accorgono di me. Non mi vedono. Sono come spenti, senza luce, persi nei loro pensieri. E sai, non devono essere granchè belli; anzi probabilmente molto noiosi a dire il vero. Te ne sei accorto di questo?-

Il passante fece per dire qualcosa, era anche in ritardo, ma il barbone continuò:

-Bé tu puoi continuare a vivere così, guardando le lancette dell’orologio come fossero il tuo Dio. Oppure puoi voltarti e dire basta! Spogliarti di tutto questo; allora sarà il Sole il tuo Dio, e il canto degli uccelli i tuoi Angeli. Come si fa vorresti sapere? – e in quel momento chinò la testa, sembrava stesse parlando con sé stesso – E’ come quando si esce sotto la pioggia, è come quando si guarda un bambino ridere o quando correvi sui prati…

…E’ come quando sei Felice…Si! Proprio così! Te ne ricordi ancora?-

In quel momento sollevò la testa, ma il passante non c’era più, di nuovo solo il traffico della città e il fiume della folla. Il vecchio tese il cappello, come faceva sempre, e guardò l’orizzonte.

Il Sole stava tramontando. Un altro giorno stava per finire.

Luca Carli

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