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Il problema dell’Ilva di Taranto, del suo recupero, riconversione o smaltimento, del suo salvataggio che come vedremo non ha possibilità, parte da radici spirituali. Ciò che è emerso dalla visione spirituale che mi sono interessato a verificare di questa situazione così difficile e inamovibile è il rapporto che l’Ilva come struttura, azienda e corporazione ha avuto fin dal principio con i suoi ideatori, storia che risale all’inizio del 1900 con la fodazione della Società Ilva e poi con la creazione dell’impianto di Taranto nel 1961. E’ emersa una sorta di attaccamento madre-figlio tra l’azienda Ilva e i suoi proprietari e gestori iniziali. Per potere risolvere definitivamente questa situazione servirebbe fare un lavoro nel mondo quantico e spirituale per permettere di sciogliere questo legame così forte. Perchè proprio come avviene con le persone anche le aziende si portano dietro legami e situazioni emotive che determinano il loro successo o meno.

Nel caso dell’Ilva l’insuccesso sarà sempre garantito fino a che non si guarda a questa struttura come ad una struttura viva, psichica, in questo caso legata al rapporto di dipendenza e attaccamento con la sua storia. Le situazioni disagevoli per l’ambiente, la salute e l’economia che questa struttura porta avanti sono solo una causa di questo insuccesso a monte. L’Ilva di Taranto non è nata come azienda  per portare profitti o risorse, anche se apparentemente è cosi. L’Ilva è nata come sostituto di un amore filiale di dipendenza. Per questo l’impianto non è destinata a crescere o portare frutto, ma è come una pianta carnivora che mangia se stessa e tutti coloro che in qualche modo sono coinvolti in essa, operai, famiglie, Stato Italiano, ambiente. Proprio come una Grande Madre che tiene il figlio stretto a se, fino a soffocarlo.

Basterebbe che potessimo guardare a questa situazione come a qualcosa di “irrisolvibile” per potere iniziare a lasciare che giunga una soluzione. L’immagine arrivata è quella di una montagna, solida che non si muove e non vuole muoversi.

Più si cerca di fare qualcosa per l’Ilva più non accade nulla, più si crede di avere la forza o il potere di smuovere questa situazione più questa resta fissa o porta problemi. Questo non significa “non agire”, ma prima di fare qualcosa bisogna arrendersi interiormente all’evidenza dei fatti spirituali emersi: non c’è soluzione, il problema è un legame emotivo fissato, dipendente, sicuramente novico, tra l’Ilva e gli uomini che l’hanno, a suo tempo pensata. Anche se questi uomini non ci sono più il legame esiste ancora ed è fortissimo. Ecco, se iniziassimo a sentire dichiarazioni di politici o persone coinvolte che ammettessero onestamente “Non sappiamo cosa fare per l’Ilva”, allora, lentamente le cose inizierebbero a smuoversi. Verso dove? Verso una trasformazione dell’Ilva, probabilmente verso la sua chiusura definitiva e smantellamento, ma forse no. Come detto non possiamo saperlo.

Non ci possono essere quindi “piani” per salvare l’Ilva. Basterebbe sedersi in attenzione, fare un tavolo di incontro, guardarsi in faccia e guardare alla situazione con profonda onestà, rispetto e decisione.

“Per l’Ilva non c’è niente da fare, ecco la soluzione.” Questa è una affermazione che possiamo fare tutti nel nostro cuore, interiormente e poi stare a vedere cosa succede. Sicuramente si attuerebbe un cambiamento, spontaneo…sicuramente lento, ma finalmente sano.

Luca Carli

 

L’acciaio in fumo. L’Ilva di Taranto dal 1945 a oggi

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